L’Autodromo: storia del Tempio della Velocità

1922 → 2026 Il soprannome non è retorica: è una descrizione tecnica.

Monza è il circuito più veloce del calendario di Formula 1, e non per caso: lo è per costruzione. Rettilinei lunghissimi, pochissime curve lente, un layout che obbliga i team a presentarsi con l’assetto più scarico dell’anno — meno carico aerodinamico, meno aderenza, più velocità pura.

È l’unica gara in cui la Formula 1 rinuncia deliberatamente a una parte della propria tecnologia per inseguire l’unica cosa che qui conta davvero. Su questo asfalto sono nati il giro più veloce della storia del campionato, a una media superiore ai 264 km/h, e l’arrivo più serrato di sempre: un centesimo di secondo, nel 1971. In un’epoca in cui ogni circuito nuovo viene disegnato per rallentare le auto, questo continua a farle andare più forte che altrove.

Poi c’è la parte “tempio”, e non è una metafora. Dentro il parco, abbandonate da oltre cinquant’anni e mai demolite, restano in piedi le curve sopraelevate dell’Anello di Alta Velocità che oggi sembra una rovina archeologica. Del resto è un posto che nasce già di corsa: costruito in centodieci giorni nel 1922, terzo circuito permanente al mondo dopo Brooklands e Indianapolis, inaugurato il 3 settembre: esattamente 104 anni prima del giorno in cui il FuoriGP 2026 accende il centro di Monza.

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